Quando si fermavano ad un bar un’atmosfera sospettosa circondava la loquacità dell’altra, e molti pensavano: «Quanta pazienza, quanto amore deve avere questa donna silenziosa nel sopportare il sangue del suo sangue così diverso da lei».
Ma certo non possiamo ometter quanto, almeno a tratti, anche la sorella scura di capelli, lunghi a boccoli fino ai fianchi, quella meno nobile, quella capace di far quattrini e quasi maschile per rapacità, modi e movimenti, era bella, formosa, attrente assai.
Cucina semplice, casereccia, un po’ unta quella della sorella vistosa e mora; cucina di ricerca per la donna esile, dai tratti impalpabili, che dava sempre la sensazione di aver vaghi pensieri dietro i suoi occhi azzurri.
Affollavan solo la menzogna: perché sapevano cosa mangiare, perché avevano certezza di ogni gusto, perché conoscevano da cosa era composta, di cosa era fatta ogni sua pietanza.
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